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martedì 18 ottobre 2011

Il 15 ottobre segna uno spartiacque


Assieme a centinaia di migliaia di persone mi sono sentito espropriato di un diritto democratico, quello di manifestare pacificamente contro il Governo e la Banca Centrale Europea, cosi come deciso dai promotori della manifestazione del 15 ottobre.
Un diritto democratico che appartiene a tutti e se altri soggetti pensano che bisogna cercare lo scontro con la polizia e il saccheggio della città hanno il diritto di farsi la “loro manifestazione”.
Ciò che non è tollerabile è quello di usare strumentalmente come scudo protettivo centinaia di migliaia di persone per perseguire vigliaccamente il loro obiettivo.

500.000 manifestanti e 200 facinorosi infiltrati: la fine del 15 ottobre

Il riepilogo di quel che accadde al G8 a Genova nel 2001 si è avuto, prosaicamente, a distanza di dieci anni nella capitale italiana.
Un 15 ottobre che non ha nulla da invidiare alla storia, quella già scritta, quella abbondantemente speculata, quella, tremenda, da conservare nella memoria. Così, sabato si è concluso quello che avrebbe dovuto essere un corteo pacifista, quella che avrebbe dovuto essere l’espressione, portata in piazza, dell’indignazione. Eppure si è conclusa in malo modo la sfilata degli Indignados italiani, che, evidentemente ridotti a ingloriosi seguaci dei vicini europei(spagnoli,greci e portoghesi), sono stati accusati di aver messo a ferro e fuoco le strade di Roma.
Eppure erano lì, oltre 500.000 manifestanti, decisi a contestare uno stato di cose, ormai, divenuto ingombrante, a tentare di far valere le proprie istanze, e a riprendersi quanto le manie tiranniche di un chiunque inficiano ogni giorno. Erano lì insieme a oltre 200 tra facinorosi, “black block” e infiltrati; erano lì a respingere le frange terroriste dei movimenti che hanno distrutto Roma, provocando danni dell’ammontare complessivo di un milione e mezzo di euro(secondo le stime del sindaco Alemanno).

Una minoranza di violenti ha rovinato il corteo del 15 ottobre a Roma

Ero a Roma a manifestare pacificamente la mia indignazione verso le politiche governative e di austerity scellerate, imposte da banche e agenzie di rating.
Ero insieme a quel 99% della popolazione mondiale in strada, per chiedere l'equa distribuzione delle ricchezze che esistono, che sono reali e che sono nelle mani di pochi privilegiati.
Ero lì  insieme a tante migliaia di giovani a rivendicare equità sociale e riconoscimento del diritto sacrosanto a vivere. Sin dall'inizio della manifestazione era evidente a tutti che qualcosa sarebbe accaduto.
Avevo l'impressione di essere la protagonista in diretta di una scena di un film scritta su un copione e interpretata da attori ben precisi.
L'idea che mi sono fatta e che  tanti manifestanti hanno avuto, è che gli ordini di scuderia calati dall'alto, fossero quelli di far scoppiare gli incidenti per impedire ai manifestanti di giungere a piazza San Giovanni e di accamparsi come prestabilito.

lunedì 17 ottobre 2011

Roma 15 ottobre: racconti di un'illusa

Roma 15 Ottobre. Io a Roma c'ero...sono scesa da Ancona con i miei compagni in pullman: 4 ore di viaggio, 6 birre, 3 o 4 jont e siamo arrivati ad Anagnina caldi, caldi di quel calore che siamo soliti chiamare rabbia. Siamo scesi in molti o meglio tanti, talmente tanti che una mobilitazione così non si vedeva da anni...e quando scendi dal bus e non vedi i soliti visi ma ne vedi altri che come te condividono quel sentimento hai la sensazione che il cuore ti esploda e l'unica cosa che desideri è muoverti, quasi correre pur di raggiungere quella parte di spezzone che ti hanno assegnato e stare lì, in mezzo a quel calore che scotta, il calore di 500.000 persone. Chiamiamoli come vogliamo: indignati, ribelli, precari, studenti, militanti...come vogliamo. I nomi non fanno le persone. Eravamo gli italiani...eravamo un popolo arrabbiato perchè...guardiamoci intorno: ci stanno togliendo tutto cazzo. Sapevamo per certo che la manifestazione doveva essere "pacifica", così era stato deciso, vista la larga partecipazione, così ci siamo portati i caschi solo per evenienza.
Mai ci saremmo immaginati..... 
Così bandiera in spalla inizia il corteo, ci muoviamo per le vie della città, io e i miei compagni stretti stretti l'uno all'altro, troppo presto per domandarci il motivo della scelta di lasciare lo spezzone dei centri sociali

Oltre la violenza, c'erano le ragioni dell'indignazione

Di ritorno da Roma. La manifestazione dell'indignazione globale ha toccato anche il nostro paese e si è svolta nella capitale coinvolgendo centinaia di gruppi dai piu strutturati a quelli spontanei. Siamo riusciti a portare in piazza da Torino ben 74 amici, tra cui la maggior parte giovani. Mi sono accorta della riuscita numerica della manifestazione, nonostante il triste epilogo, appena scoccate le 14.00, ora di partenza da Piazza della Repubblica: un unico fiume di gente ha unito il punto di partenza con la fine, Piazza San Giovanni. Un'incredibile fiume umano, pacifico, paziente ha atteso il suo turno per cominciare la marcia lenta e calorosa. Abbiamo atteso un'ora e mezza prima di partire insieme al'USB sindacati di base, talmente grande era il numero di gruppi che sfilavano davanti a noi.
Appena partiti subito ci siamo resi conto che il corteo non procedeva fluido ma si arrestava di continuo fino a che è stato bloccato del tutto, nei pressi del Colosseo, nello svincolo che portava a Montecitorio. L'idea di occupare la piazza davanti al Parlamento credo abbia sfiorato un pò tutti in quel momento, come un sogno irrealizzabile nel caos generale ormai raggiunto.

domenica 16 ottobre 2011

comunicato stampa indignati roma

P.za san Giovanni. Musica, allegria, voglia di condividere e stare insieme. Questa l'aria che si respirava fino all'arrivo dell'inferno. Questa l'aria che avrebbe preceduto la nostra assemblea pubblica indetta per le 17. Nel giro di pochissimi minuti la piazza si è trasformata in un un delirio di violenza, fumo, paura. Le tantissime persone che dalla mattina erano là per allestire la piazza e preparare il terreno per la grande assemblea hanno dovuto allontanarsi. Un insieme di persone eterogeneo, giovani, anziani, famiglie con bambini, disabili, tutti attivi nel preparare un momento di condivisione. Ci hanno costretto ad abbandonare la piazza, per noi l'agorà in cui ci si sarebbe confrontati sul futuro che vogliamo, che sogniamo, su quel cambiamento che non abbiamo nessuna intenzione di rimandare. E così è stato. L'assemblea pubblica, a cui hanno partecipato circa 400 persone si è tenuta qualche centinaio di metri più in là di San Giovanni, a Piazza Santa Croce in Gerusalemme. Mentre intorno a noi la violenza si manifestava nella sua più becera insensatezza, moltissimi cittadini non violenti hanno condiviso un momento di confronto importante, in cui si è parlato di dignità di futuro. Quello che è successo oggi deve far riflettere tutti, i pacifici manifestanti, i partiti e i movimenti presenti in piazza che inermi si sono visti travolgere da una violenza che non hanno potuto evitare.

mercoledì 12 ottobre 2011

il percorso del corteo del 15 ottobre




APPELLOIL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale,  multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.

video messaggio di Spider Truman: da oggi in marcia verso il 15 ottobre a Roma

Video Messaggio di SpiderTruman trasmesso ieri durante l'assemblea all'università Federico II di Napoli in preparazione della giornata dell'indignazione del 15 ottobre a Roma.

Il testo dell'intervento:
Buongiorno, Italia. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. 
Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. 
Ne godo quanto chiunque altro. 
Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 15 ottobre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. 
Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. 
Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. 
E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. 
Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. 
E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete una casta che vi costringe ad accondiscendere e sottomettervi. Com'è accaduto? Di chi è la colpa?
Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c'è che da guardarsi allo specchio.
Io so perché l'avete fatto.
So che avevate paura.
E chi non ne avrebbe avuta?
Le guerre, la crisi, il terrore, le malattie.
C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. 
La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale casta.
Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso.
24 anni fa, in una terra a noi molto lontana, una mano assassina ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 15 ottobre. 
La memoria di Thomas Isidore Noël Sankara è però rimasta intatta.
La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.
Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 15 ottobre. 
Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi in marcia, a poco meno di una settimana da questa notte, verso i cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 15 ottobre che non verrà mai più dimenticato.

Spider Truman
(per gentile concessione di Guy Fawkes) 
https://www.facebook.com/15OTTOBRE

lunedì 10 ottobre 2011

Si iniziano a piantare tende in giro per il mondo in attesa del 15 ottobre

Dopo Madrid, Atene e Wall Street, gli indignati arrivano a Bruxelles. Obiettivo: manifestare in vista del vertice dei leader europei che il 17 e 18 ottobre affronterà la crisi dell'euro.
Il raduno, lanciato su Twitter e sui social network, intende portare nella 'capitalè dell'Unione europea marce in arrivo da una serie di paesi tra i quali Spagna, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Olanda, Polonia e Gran Bretagna.
La manifestazione, che in rete viene chiamata 'AgoraBruxelles', 'TakeTheSquarè e 'WalkToBrussels', è cominciata sotto la pioggia battente e con uno slalom tra i divieti imposti dalla polizia e dalle autorità municipali.
Il primo centinaio di 'indignatì è giunto alla spicciolata nel primo pomeriggio a Bruxelles.
L'appuntamento era nel Parc Elisabeth, nel quartiere occidentale di Koekelberg, dove avrebbero dovuto accamparsi.
Ma stamani il posto era presidiato dalla polizia ed i primi arrivati sono stati allontanati.
Gruppi di qualche decina di persone hanno percorso alcune vie del centro, cantando slogan, mentre i leader hanno iniziato una trattativa con le autorità cittadine per trovare un luogo alternativo.
Stando a quanto riferito da uno dei leader, Kim, è stata proposta l'area 'Tour et Taxis', vicino al porto sul canale di Bruxelles, giudicata però «poco adatta perchè facilmente circondabile».
Nel tardo pomeriggio la polizia a presidio di Parc Elisabeth è stata ritirata e poco dopo le 19 il primo gruppo di attivisti è arrivato nel parco piantando le tende.
Gli organizzatori intendono protrarre il raduno fino al 15 ottobre

12 ottobre #occupiamobankitalia. Per non pagare il debito! Per riscuotere il credito sociale!

In tutto il mondo si moltiplicano le mobilitazioni contro la dittatura finanziaria delle banche e della speculazione globale che usano la crisi per attaccare e smantellare i servizi pubblici, il welfare, la formazione, per cancellare i diritti e appropriarsi dei beni comuni.
Da Madrid a New York, da Santiago del Cile ad Atene, da Tel Aviv a Reykjavik, si alza la voce delle "(multi)generazioni senza futuro" che non vogliono pagare la crisi, che si sottraggono alla retorica della "responsabilità generale" del debito, che immaginano un'alternativa di società a partire dalla redistribuzione radicale delle ricchezze e dalla condivisione delle risorse comuni. Il 99% del pianeta è indisponibile a subire l’avidità di pochi.

In vista della giornata globale del 15 ottobre contro le politiche di austerità imposte dalla Banca Centrale Europea e dal governo Berlusconi, il 12 ottobre organizziamo un evento pubblico di protesta e di proposta che individui nella Banca d'Italia e nella BCE le istituzioni di una nuova governance globale che impone

venerdì 7 ottobre 2011

15 Ottobre. Il movimento prende le “contromisure” : ci accamperemo

Una affollata assemblea all’università di Roma discute della manifestazione nazionale del 15 ottobre e sul come “rimandare al mittente la lettera alla Bce”. Così com’è la giornata del 15 non convince molti. Decisa una mobilitazione per mercoledì 12 ottobre in occasione del convegno con Draghi e Napolitano alla Banca d’Italia, in pratica un vertice del “governo unico delle banche”.
La “mitica” aula I della facoltà di Lettere si riempie quasi con puntualità. Più di trecento persone tra universitari, attivisti sociali e sindacali riempie una delle più grandi aule della Sapienza per discutere della manifestazione del 15 ottobre. La chiamata è venuta dalla rete Roma Bene Comune che da mesi sta sperimentando nella capitale una modalità unitaria di

lunedì 3 ottobre 2011

15 ottobre giornata dell'indignazione a Roma: elenco pullman da tutt'Italia

Lista in continuo aggiornamento sui bus e treni organizzati per raggiungere Roma in occasione della giornata dell'indignazione popolare del 15 ottobre 2011. Inserite nei commenti a questo post ulteriori informazioni logistiche e/o segnalatelo sulla pagina facebook


SUD ITALIA E ISOLE

Palermo

Catania

giovedì 22 settembre 2011

15 ottobre l'indignazione in piazza: report riunione preparatoria

VERSO IL 15 OTTOBRE GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE

Decisioni prese nella riunione del Coordinamento 15 ottobre nella riunione del 21 settembre
Prossima riunione a Roma martedì 27 settembre in via dei Monti di Pietralata 16
10.30-13.30 riunione dei due gruppi di lavoro: comunicazione e corteo
14.00-17.00 riunione del Coordinamento
La riunione di martedì prossimo approverà in via definitiva il comunicato che trovate qui di seguito e in allegato.
Il testo è  stato discusso nella riunione di oggi.
Verrà approvato dopo aver sciolto due nodi (sul titolo/slogan della manifestazione e sull’arrivo del corteo) su cui per arrivare a un consenso pieno si è deciso di prendere qualche giorno di tempo.
Si è deciso di dare vita a due gruppi di lavoro del Coordinamento:
1) Comunicazione: nella sua prima riunione il gruppo farà una proposta da approvare nel Coordinamento in merito alle cose relative alla comunicazione che dovranno essere trattate unitariamente e alla metodologia per farlo. Nella riunione sono stati enunciati i seguenti ambiti di possibile lavoro: mailing list e mail dedicata del Coordinamento, blog, uso dei social network e comunicazione virale per le comunicazioni unitarie del Coordinamento.
C’è una discussione in merito all’utilità di avere un ufficio stampa unitario del Coordinamento.
Questa sarà una manifestazione-convergenza, a ciò bisogna adeguare in modo innovativo le forme della comunicazione.
2) Manifestazione: il gruppo si occuperà dei contatti con la Questura, delle possibili facilitazioni per i viaggi verso Roma, e preparerà la discussione nel Coordinamento in merito alle modalità del corteo, al suo arrivo, alla gestione unitaria della piazza di arrivo sulla base della discussione avvenuta nella riunione del 21 settembre. Poiché la ragione del Coordinamento è preparare la manifestazione-convergenza, è evidente che le scelte sul corteo, dal momento di partenza fino all’arrivo, dovranno essere consensuali e condivise, con trasparenza e responsabilità, fra gli aderenti al Coordinamento.
Le persone interessate a far parte di questi gruppi di lavoro possono direttamente presentarsi alle riunioni di martedì.

Ecco il comunicato discusso oggi e che sarà sottoposto all’approvazione nella riunione di martedì:

mercoledì 14 settembre 2011

15 ottobre un milione di indignati al parlamento. Appello e prima riunione organizzativa

15 OTTOBRE TUTTI A ROMA! GIORNATA EUROPEA DELL'INDIGNAZIONE POPOLARE

“Gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,  chi pretende di governarci non ci rappresenta,  l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”

Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti più schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale. Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema.
Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione.
Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza.
Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione.
Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari.
Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme.
In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo.
In tanti e tante, diversi e diverse, uniti.
E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte
PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO

COORDINAMENTO 15 OTTOBRE

Si è costituito il Coordinamento 15 ottobre, luogo aperto di tanti e plurali attori sociali impegnati a costruire la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale di mobilitazione.
La giornata del 15 vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo. Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone.
Il Coordinamento si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.
Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.
La prossima riunione del Coordinamento 15 ottobre è convocata a Roma, mercoledì 21 settembre, alle ore 10, in via dei Monti di Pietralata 16
http://www.facebook.com/15OTTOBRE

giovedì 11 agosto 2011

Resoconto assemblea nazionale indetta da Roma Bene Comune per il 15 ottobre

L’autunno” quest’anno, si annuncia davvero caldo. Ed è iniziato presto, in piena estate.
Bastava affacciarsi questa mattina nel deposito dell’Atac occupato nel popolare quartiere romano di San Paolo, per rendersene conto.
Un’assemblea affollatissima, cominciata poco dopo le 10,30 di questa mattina, e che mentre scriviamo sta andando avanti con gli interventi di decine di rappresentanti venuti da tutta Italia: dai sindacati di base ai comitati territoriali contro la devastazione ambientale, dai collettivi di precari ai centri sociali.
A mettere i piedi nel piatto, introducendo il dibattito, è stato Luca Faggiano, a nome della Rete Roma Bene Comune, esperienza organizzatrice dell’incontro nazionale.
Faggiano invita tutti a intervenire interloquendo veramente, sull’onda di un metodo di lavoro che a Roma ha permesso ad esperienze diverse di convergere su un’unica piattaforma rivendicativa e di mettere a dura prova le amministrazioni Alemanno e Polverini. E’ ottimista l’attivista di Roma Bene Comune, tenendo conto che "non solo a livello locale, ma anche a livello globale la governance fa fatica a gestire le contraddizioni che la crisi genera". L'introduzione ha ricordato alcuni degli appuntamenti di un’agenda di lotta già fin troppo ricca, a partire dall’appuntamento di lunedì pomeriggio a Montecitorio e davanti alle prefetture in altre città per manifestare contro la manovra lacrime e sangue del governo. Ma l’attenzione di tutti gli interventi sembra concentrata sulla grande manifestazione – nazionale o locale ancora non si sa – che il 15 ottobre porterà in piazza tutti i soggetti sociali, sindacali, politici e territoriali in contemporanea con le manifestazioni organizzate in tutta Europa dai movimenti contro la gestione autoritaria della crisi sviluppatisi in numerosi paesi. Una giornata che non può che segnare un punto di svolta nella mobilitazione non solo contro il governo Berlusconi, che i più vedono ormai allo sbando, ma soprattutto contro i veri ispiratori di politiche che scaricano i costi della crisi sui lavoratori e le giovani generazioni applicate in Europa indifferentemente da governi di centrodestra, centro e centrosinistra. Alcuni interventi provano a spiegare perché il movimento di lotta, un nuovo spazio politico e sociale da mettere in piedi, deve essere necessariamente indipendente dal quadro politico, oltre che basato sul conflitto sociale (quello praticato, non quello rappresentato). L’intervento più netto e chiaro è sicuramente quello di Giorgio Cremaschi. “Ormai in tanto stanno scendendo dal carro del Governo Berlusconi, compresi alcuni degli strettissimi collaboratori del premier. Sembra di assistere ad una sorta di 25 luglio. Il problema per noi è non parteggiare per il Badoglio o per il Vittorio Emanuele di turno” avverte tra gli applausi il presidente del comitato centrale della Fiom. “Noi abbiamo due nemici: i reazionari del governo Berlusconi, certamente. E contro di loro dobbiamo mettere in campo un livello di scontro e di mobilitazione che finora non siamo riusciti a sviluppare in questo paese. Ma soprattutto – avverte ancora Cremaschi – il pericolo è che prenda il sopravvento un ‘governo unico delle banche’ contro il quale l’opposizione è lieve e spesso ambigua. Parlo del ‘compagno’ Profumo, del ‘compagno’ Montezemolo, dei vari Trichet e Draghi. Che se fossero al governo oggi al posto di Berlusconi sarebbero autori di un massacro sociale anche più grave di quello che Berlusconi ha saputo e voluto realizzare”. E poi una parola d’ordine che l’assemblea, dopo alcuni interventi interlocutori, attendeva: “Non facciamoci prendere in giro di nuovo, non cadiamo nella trappola per la seconda volta. Lo abbiamo fatto già nel 2006. Non lasciamo che a rappresentare, a capitalizzare le nostre lotte siano quelli che all’ultimo minuto si mettono alla testa dei nostri cortei, che vanno in tv ad impossessarsi di risultati referendari contro i quali hanno remato contro. Rappresentiamoci da soli, creiamo uno spazio politico unitario e conflittuale da opporre al governo unico, e politicamente trasversale, delle banche”. Un binomio – quello tra conflittualità e indipendenza – che è stato al centro di numerosi interventi, come quello di Paolo Leornardi dell’USB. Un binomio al quale Paolo di Vetta di Roma Bene Comune invita ad aggiungere ‘sovranità’, in omaggio ad una battaglia contro lo scempio ambientale e alla lotta contro le occupazioni militari interne rappresentata dentro l’assemblea di San Paolo da un appassionato intervento di Fulvio Perino, al quale seguono quelli del Centro Sociale Askatasuna, di Atenei in Rivolta, dei Cobas, di Firenze Bene Comune, del Forum italiano per l’acqua pubblica, del Centro Sociale il Cantiere di Milano e da tantissimi altri. Interventi che in molti casi sono tornati sulla giornata del 15 ottobre: una manifestazione che è già convocata da mesi su una piattaforma europea e che nessuno può pensare di privatizzare o di orientare per proprio tornaconto su percorsi e logiche fuorvianti e strumentali all’affermazione di forze politiche che aspirano a conquistare il governo di questo paese.
Una disoccupata del movimento Banchi Nuovi di Napoli ha rivendicato il sovversivismo delle lotte dei disoccupati e la richiesta di una salario anche quando il governo non è in grado di assicurare il lavoro. Non è mancato un passaggio polemico verso chi nei movimenti ci sta solo per fare il "pompiere" (il riferimento è alla giornata romana del 14 dicembre scorso) e un avvertimento: “per noi il 15 ottobre è tutti i giorni, sono 14 anni che lottiamo per il lavoro e per la nostra dignità”.
Mentre il dibattito continua il morale è alto, c’è la coscienza che non si tratti di un autunno come gli altri. “Abbiamo una opportunità senza precedenti” aveva del resto avvertito Cremaschi in polemica con alcune forze politiche e sindacali che si candidano a gestire il dopo Berlusconi: “Non dobbiamo chiedere ai governi di turno che ci sia maggiore equità nei sacrifici. Non possiamo accontentarci di qualche lacrima di coccodrillo di qualche ricco a fronte di un pianto drammatico da parte di decine di milioni di lavoratori, giovani e pensionati stritolati dalla logica del pagamento del debito. Dobbiamo lottare per imporre il diritto all’insolvenza, dobbiamo dire che non pagheremo un debito che non abbiamo contribuito a generare”.
Eccola, la parola d'ordine di una mobilitazione che già cresce di giorno in giorno: il vostro debito non lo paghiamo!
Marco Santopadre, Radio Città Aperta

appello della rete italiana del fsm per il 15 ottobre

LETTERA APERTA:
15 OTTOBRE – GIORNATA DI MOBILITAZIONE EUROPEA E INTERNAZIONALE
Gli indignad@s spagnoli invitano a scendere in piazza, diversi/e e insieme, per dare vita a una grande manifestazione europea e internazionale il 15 ottobre. Nel nostro continente, come in altre aree del mondo, nel Mediterraneo e anche nel nostro paese, tanti e tante stanno raccogliendo e rilanciando il loro appello perché, nella tremenda crisi in cui siamo, nessuno può salvarsi da solo.
Non è tollerabile la distruzione sociale e democratica che ci viene imposta con il ricatto del debito, a livello europeo e nazionale, da istituzioni subalterne alle banche, alla finanza, alle multinazionali, a pochi gruppi di privilegiati.  Abbiamo bisogno di rafforzare le alleanze, la capacità della cittadinanza europea di opporsi e di conquistare una vera alternativa.
In Italia bisogna fermare Governo e Confindustria, questa manovra e i suoi effetti devastanti. Ancora una volta e sempre di più, mantiene intatte rendite e privilegi e aggrava l’impoverimento della maggioranza della popolazione.
Bisogna impedire le ulteriori privatizzazioni che negano la volontà popolare espressa con i referendum, lo smantellamento della Costituzione e la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. Bisogna opporsi alla cancellazione dei diritti e delle garanzie sociali, alla precarizzazione del lavoro e della vita delle persone. Bisogna respingere l’aggressione alle rappresentanze sindacali e ai diritti del lavoro, la cancellazione del contratto nazionale e dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Bisogna fermare la distruzione di beni comuni, di ambiente e territorio, di relazioni sociali, di cultura e istruzione. Bisogna contrastare il razzismo, fermare le guerre, le spese militari e la militarizzazione.
Non intendiamo lasciare il nostro futuro nelle mani di una classe politica privilegiata e schiava dei mercati finanziari. Dobbiamo riconquistare il nostro potere di cittadinanza, una democrazia reale in cui donne e uomini, comunità, lavoratrici e lavoratori abbiano il diritto di decidere liberamente sulle scelte che riguardano tutte e tutti. Le alternative esistono e vanno conquistate, insieme. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.

La Rete Italiana del FSM, al termine del suo primo incontro a Roma il 4 settembre, propone a tutte le organizzazioni, le reti, le alleanze, i gruppi e le persone interessate di verificare la possibilità di una grande convergenza unitaria nella giornata europea e internazionale di mobilitazione del 15 ottobre e di costruire insieme un “Comitato Unitario 15 ottobre”.
Propone quindi a tutti e a tutte di incontrarsi martedì 13 settembre alle ore  11.00 in Via dei Monti di Pietralata 16 a Roma (sede arci).

fonte: http://www.radiovostok.com/sito/?p=1172

siamo indignati, costruiamo l'alternativa. il 15 ottobre gli indignati in piazza

"Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore del loro, e siamo pronti a mobilitarci per realizzarlo"


Noi siamo indignati. Siamo indignati contro i governi europei, che stretti tra la crisi e le politiche liberiste e monetariste imposte dalla Bce e dall’Fmi, accettano di essere esautorati delle funzioni democratiche per diventare semplici amministratori dei tagli della spesa sociale, delle privatizzazioni, della precarizzazione del mondo del lavoro e della costruzione di opere faraoniche, incuranti dell’ambiente e delle popolazioni. Siamo indignati perché le classi dirigenti continuano a proporci l’austerity per le popolazioni, mentre le rendite e i privilegi della finanza, dei grandi possidenti e della politica rimangono intonse, quando non crescono.
Siamo indignati in particolare contro il governo italiano, che ha deciso di rispondere alla crisi con una manovra i cui contenuti cambiano di ora in ora ma i cui pilastri restano sempre gli stessi: taglio ai servizi, privatizzazioni, attacco ai diritti dei lavoratori. Siamo indignati perché il governo ha deciso di abolire per decreto il diritto del lavoro, permettendo alle aziende di derogare ed eludere contratti e leggi, compreso l’art.18 dello Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, proseguendo sulla strada della cancellazione della libertà e della democrazia nei luoghi di lavoro.
Siamo indignati perché in questo modo si elimina la democrazia nei luoghi del lavoro e si estende a tutti i lavoratori il ricatto della precarietà, e della clandestinità per i migranti, con cui negli ultimi due decenni si sono livellati verso il basso i diritti e le condizioni di vita di migliaia di giovani, esclusi dal sistema di welfare e da ogni orizzonte di emancipazione.
precari
Siamo indignati perché poco più di 2 mesi fa abbiamo votato, insieme alla maggioranza assoluta del popolo italiano, per la ripubblicizzazione dell’acqua e per le energie rinnovabili, e ora vediamo il nostro governo riproporre esattamente le vecchie ricette basate sulla svendita dei beni e su un modello di sviluppo energivoro.

"ll nostro governo continua a impoverire la scuola pubblica, l’università e la ricerca, ignorando i milioni di studenti, dottorandi, precari, ricercatori"
Siamo indignati perché si potrebbe fare altro; perché vorremmo uscire dalla crisi attraverso un grande processo di innovazione, attraverso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo che colga la sfida della riconversione ecologica dell’economia e di uno sviluppo sociale partecipato, basato sulla centralità dei saperi e dell’innovazione. Invece il nostro governo continua a impoverire la scuola pubblica, l’università e la ricerca, ignorando i milioni di studenti, dottorandi, precari, ricercatori che si sono mobilitati negli scorsi mesi e preferendo ascoltare la voce delle rendite baronali e dei profitti aziendali.
Siamo indignati perché i governi europei inseguono il dogma del pareggio di bilancio, cercando di far quadrare i conti della finanza, appesi come sono ai giudizi delle agenzie di rating o dei mercati di borsa, invece di fare i conti con le esigenze e i bisogni dei loro cittadini. Siamo indignati perché in questo modo non abbiamo più una reale sovranità democratica, che è affidata alle stesse élite finanziarie transnazionali che prima hanno generato la crisi, poi hanno chiesto di essere salvate dagli stati e ora vorrebbero far pagare il conto a noi, giustificando con lo stato di necessità dichiarato della crisi la privatizzazione della vita delle persone e della natura. Siamo indignati perché vediamo il serio rischio che a una vera alternativa al governo di Berlusconi e della Lega, si tenti di sostituire un’alternanza, fatta delle stesse politiche con maggioranze diverse, perché tutto cambi senza che in realtà nulla cambi.
E allora sappiamo che siamo indignati, ma indignarsi non basta. Il cambiamento non arriverà da sé. Ce l’hanno insegnato le vicende degli scorsi mesi: le grande battaglie per i saperi, le lotte dei lavoratori in difesa del contratto nazionale, i diritti e i beni comuni in Italia, le rivolte del Mediterraneo, ora la crescita di un sentimento di ribellione contro le manovre finanziarie insostenibili e tutto ciò che ci viene propinato in nome della crisi. Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore del loro, e siamo pronti a mobilitarci per realizzarlo. Per il 15 ottobre in tanti stanno promuovendo appelli, discussioni pubbliche, verso la giornata internazionale “United for global change”.

"Connettere i fili della resistenza alla crisi, per immaginare e costruire un’alternativa"
Noi crediamo sia necessario aprire una discussione pubblica nel paese, tra tutti coloro che si stanno prodigando sulla mobilitazione internazionale del 15, ma anche e soprattutto con tutti coloro che pagano sulla loro pelle quanto sta accadendo. Vorremmo, iniziando dalla giornata di sciopero generale del 6 settembre, cominciare una consultazione ampia e trasversale, che raggiunga realtà sociali e di lotta, forze politiche e sindacali, movimenti e singole persone, per far sì che quella giornata sia una grande mobilitazione di tutti per l’alternativa, condivisa e partecipata.
Consultazione che vorremmo far proseguire con un’assemblea pubblica a Roma, sabato 24 settembre alle ore 10. Un’occasione importante per qualificare il profilo politico della manifestazione del 15 ottobre, ma anche per far incontrare le tante questioni sociali che nella crisi vivono la loro drammatizzazione.
Connettere i fili della resistenza alla crisi, per immaginare e costruire un’alternativa politica e di sistema nell’assemblea del 24, con la manifestazione del 15 ottobre, pensando a queste scadenze come a un passaggio e non a un punto d’arrivo, con passione e spirito d’innovazione. Costruire tutti insieme una grande mobilitazione a Roma contro le politiche di austerity significa immaginare e proporre per il nostro paese e per l’Europa un nuovo modello di sviluppo basato sulla democrazia reale, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale.

Primi firmatari:
Ugo Mattei, Guido Viale, Giulio Marcon, Luciano Gallino, Alessandro Ferretti, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Tiziano Rinaldini.

il testo integrale di quest'appello lo trovi qui:
http://www.ilcambiamento.it/culture_cambiamento/appello_siamo_indignati_costruiamo_alternativa.html