domenica 22 aprile 2012

Lega: "Una tangente milionaria dal manager Finmeccanica vicino a Maroni"

Nella faida interna alla Lega Nord stavolta qualcuno nel Cerchio Magico bossiano festeggia. Infatti un'ondata di fango starebbe per abbattersi sul grande nemico, il moralizzatore Roberto Maroni. Ma anche, ancora una volta, sull'intera Lega Nord!
I pubblici ministeri di Napoli che indagano sulla corruzione e sulle tangenti in merito alle commesse internazionali di Finmeccanica, hanno interrogato di nuovo Lorenzo Borgogni, direttore dell'ufficio relazioni esterne del colosso industriale per più di dieci anni.
E le rivelazioni di Borgogni sono state esplosive: "Una delle più importanti società controllate dal gruppo, la Agusta Westland, che produce armamenti militari, in una commessa per 12 elicotteri da parte del governo dell'India, ha gonfiato i conti per oltre dieci milioni di euro, in modo da ricavarne una tangente per venire incontro alle "esigenze dei partiti" e soprattutto della Lega Nord".
E' una rivelazione bomba che se troverà tutti i riscontri (e finora Borgogni si è dimostrato affidabile) inguaia la Lega ma anche e soprattutto l'immagine del suo nuovo leader Maroni.
Non è un mistero infatti che il manager di allora della Agusta Westland, Giuseppe Orsi, è molto vicino alla Lega e in particolare a Roberto Maroni. E che anche grazie alla spinta di Maroni è diventato manager di tutto il gruppo Finmeccanica nel 2011. L'unico manager di un grande gruppo a capitalizzazione statale  in "quota" Lega Nord.
Le famiglie Orsi e Maroni hanno grande frequentazione, anche perchè la moglie di Maroni, Emilia Macchi, da 25 anni lavora in una controllata di Finmeccanica, la Aermacchi e di recente è stata promossa grazie a una delibera del consiglio di amministrazione.


1 commento:

Pisenti ha detto...

Ci ho messo così tanto tempo a trovare sulla Rete la poesia "Quello che deve essere detto" di Gunter Grass .
Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt'al più le note a margine.
E' l'affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo Italiano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un'atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l'altro paese,
in cui da anni — anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d'uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l'esistenza di un'unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d'Israele
al quale sono e voglio restare legato.
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l'ultimo inchiostro:
la potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi — come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell'ipocrisia dell'Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un'istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d'uscita,
e in fin dei conti anche per noi. “SPERIAMO DI NO”!!!!!
Savreschida de sa vida vintatti@yahoo.it