domenica 20 maggio 2012

In caso di terremoto, lo stato non rimborserà più i danni ai cittadini.


Un regalo miliardario per le grandi compagnie assicurative.
In caso di terremoto, alluvione, o di ogni altra catastrofe naturale, lo Stato non pagherà più i danni ai cittadini. Che, dunque, per vedere la casa o l'azienda ricostruita, avranno una sola strada: ricorrere all'assicurazione 'volontaria’. Il provvedimento - nero su bianco - è inserito nel decreto che riforma la Protezione Civile e nel quale, tra l'altro, viene confermata la 'tassa sulla disgrazia’, con un'unica differenza rispetto alle versioni precedenti: le Regioni non avranno più l'obbligo di alzare fino ad un massimo di cinque centesimi l'accise sulla benzina, ma avranno la facoltà di farlo.

Quella che doveva essere una norma per riordinare l'intero sistema di Protezione Civile e restituirgli l'efficienza in caso di emergenza che il commissariamento voluto da Tremonti gli aveva tolto, rischia dunque di rivelarsi una beffa per i cittadini. È vero che il provvedimento prevede già un «regime transitorio anche a fini sperimentali» e dunque non diventerà  né immediatamente operativo - entro 90 giorni dovrà essere emanato un regolamento che stabilisce «modalità e termini» per l'avvio del regime assicurativo - né lo sarà, probabilmente, passati i tre mesi. Ma è evidente che si tratta del primo passo per mettere la politica di fronte ad un problema di cui si dibatte da anni: quello dell'assicurazione in caso di calamità, perché‚ lo Stato non è più in grado di fare fronte alle spese.

Il provvedimento, dunque, stabilisce che «al fine di consentire l'avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati» per garantire «adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione» dei beni immobili privati, «possono essere estese ai rischi derivanti da calamità naturali tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati». Entro 90 giorni dalla pubblicazione in “Gazzetta”, palazzo Chigi, di concerto con i ministeri dell'Economia e dello Sviluppo Economico e sentita la Conferenza Stato-Regioni e l'Isvap, dovrà emanare un regolamento, sulla base di alcuni criteri. Quali? Agevolazioni fiscali per chi si assicura e, appunto, «l'esclusione, anche parziale, dell'intervento statale per i danni subiti da fabbricati».

Certo è che non sarà un percorso di facile realizzazione. Innanzitutto perché‚ l'assicurazione su base 'volontaria’ sancisce, di fatto, la disparità tra cittadini che vivono in zone non a rischio e quelli che, invece, si trovano in aree sismiche o a rischio idrogeologico. Senza contare che le compagnie assicurative non stipuleranno polizze - o se le faranno i cittadini dovranno pagare cifre astronomiche - in quelle zone dove i rischi sono molto alti.

La conseguenza è una sola: si dovrà arrivare all'assicurazione obbligatoria per tutti con un costo che, secondo le stime dei tecnici delle varie amministrazioni dello Stato e delle stesse assicurazioni, dovrebbe essere attorno ai cento euro ad abitazione.
Ci si arriverà? È probabile, visto che il decreto stabilisce anche un altro elemento che va in questa direzione. La durata dello stato d'emergenza, cioè il periodo in cui è lo Stato a farsi carico di tutte le spese, può essere di 60 giorni con un'unica proroga di altri 40. Una decisione presa per evitare che, come è accaduto decine di volte nel passato, gli stati d'emergenza durino anni. Ma cosa succede al centunesimo giorno?

5 commenti:

enigma ha detto...

Italia, il governo minaccia di usare l'esercito per affrontare le proteste!

pitito ha detto...

Ma dov'è il problema? Qual'è la differenza tra l'auto e la casa? E' lo stato il responsabile di un tamponamento? E' lo stato il responsabile di un terremoto? Fatemi capire perché in tutto il mondo civilizzato nelle zone a rischio la gente si copre con le assicurazioni e noi crediamo che sia lo stato a doverci proteggere. Ma perché?

Marina ha detto...

pitito: perche lo stato italiano è uno dei pochi al mondo che ti chiede più del 40% in tasse, quindi... fai te... la salute, la educazione e la sicurezza è il minimo che le "dobbiamo" chiedere altrimenti saremmo negli USA dove chi non ha soldi muore per la strada literalmente. Capisci perchè se "chiedono" cose allo stato? perchè lo stato prima c'è le togli a noi.

manwell77 ha detto...

O si adotta un sistema "americano" ove é a carico della responsabilità del cittadino assicurarsi a livello sanitario, di calamità naturali ecc. oppure si mantiene il sistema italiano. Il primo prevede una tassazione minima del cittadino in quanto lo stato non é tenuto ad erogare questi servizi se non in forma minimale; il cittadino previdente poi investe parte del risparmio nelle coperture assicurative. Quello non previdente...muore in corsia. Il secondo prevede una tassazione più forte proprio perché é lo stato che si fa carico di erogare questi servizi a tutta la cittadinanza. Diciamo che é la collettività (e non il singolo) che paga una "assicurazione nazionale" allo stato. Noi scegliamo la terza via: tassazione alle stelle (e quindi nessun risparmio da investire in servizi assicurativi) e nessun servizio!

Danielalucia C ha detto...

si, ma la fonte ufficiale qual'è?