martedì 26 giugno 2012

Malgrado il crack al comune di Palermo, l'ex sindaco Cammarata nominato consulente al Senato contro gli sprechi!


Qualcuno a Palermo l’ha presa come una battuta: «Cammarata? Sarà un omonimo». E invece no, è proprio lui, l’ex sindaco costretto a dimettersi a gennaio scorso sotto il peso di un’amministrazione sull’orlo del fallimento.
Trascinata verso il rosso dal disastro delle aziende controllate dal Comune: dai rifiuti alle manutenzioni. E che ti fa, invece, Cammarata? Viene nominato consulente del Senato. E consulente per che cosa? Per i tagli alla spesa degli enti locali.
Abbastanza per scatenare sul web l’indignazione e l’ironia di centinaia di cittadini. Lui, l’ex sindaco, non fa una piega: «Nessun dissesto finanziario e nessun commissariamento riguardano la mia gestione. La verità è che siamo alle solite: siccome di me non si può dire che sono un corrotto o un mafioso ci si aggrappa a cose ridicole».
E’ un fatto però che l’Amia, l’azienda rifiuti che era il gioiellino di famiglia dell’ex sindaco Leoluca Orlando - appena rieletto - aspetta a giorni la pronuncia dei giudici sul suo fallimento dopo avere inghiottito in dieci anni 850 milioni. Che la Gesip, carrozzone di precari, abbia finito i soldi dell’ennesima proroga e non sappia più come foraggiarsi. Che il commissario straordinario nominato dopo le dimissioni di Cammarata abbia dovuto varare un bilancio lacrime e sangue che, a cinque giorni dalla scadenza di legge, il Consiglio non osa approvare. Che alle ultime elezioni nel centrodestra c’era la gara a prendere le distanze da un’amministrazione uscente (quella con più personale d’Italia: 9.594 occupati, uno ogni 69 abitanti) che per stare a galla era stata costretta a utilizzare pure i soldi del fondo di riserva, quelli per le calamità naturali.
Eppure adesso è nientemeno che Palazzo Madama a volersi avvalere delle collaborazione di Cammarata e proprio per i tagli agli enti locali, sotto l’ombrello dell’unico amico politico che è rimasto all’ex primo cittadino (il presidente del Senato Renato Schifani) e a fianco del deputato questore Angelo Maria Cicolani, eletto nel Lazio.
Al quale, poveretto, tocca pure la parte in commedia più difficile, quella di fare da scudo alla seconda carica dello Stato. «Il presidente Schifani – dice – è totalmente estraneo alla vicenda.  Ho voluto io utilizzare nell’ufficio di Questura le conoscenze giuridiche e amministrative dell’avvocato Cammarata, che conosco e apprezzo da moltissimi anni».


fonte: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/460038/


3 commenti:

Docente ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
fracatz ha detto...

a volte uno nasconde doti particolarmente adatte allo scopo
Il partito degli under 70.0000

erminia berardi ha detto...

CHI l'ha nominato?sse3tt