domenica 29 gennaio 2012

Mario "Katanga" Vattani: il console fascista strapagato due volte da Alemanno

Mi manda papà... in fondo potrebbe chiosarsi così la carriera di Mario Vattani, in arte Katanga, di giorno ambasciatore italiano in Giappone e di notte cantore di un gruppo fascista-rock che inneggia alla repubblica di Salò e dileggia quella che Vattani ha giurato di servire.
Perchè Vattani ha fatto una carriera fulminante: nella diplomazia che conta ci arriva già un anno dopo la laurea, grazie alle influenze del padre, diplomatico di carriera e esponente di quell'alta burocrazia che rappresenta forse la Casta di cui meno si parla in questo paese.
Mario ripaga questa "fortuna" promettendo nelle sue canzoni che "fra cinque anni indosserò la camicia nera" e in fondo, dice, sono "fatti privati". Mica in contraddizione col suo ruolo di testimoniare l'immagine dell'Italia all'estero, in un paese chiave come il Giappone... Come dire: se un bancario fuori dal servizio rapina le banche mica c'entra col lavoro? Magari rapina quelle della concorrenza.
Ma a coccolare Mario non è stato solo il padre: evidentemente di amicizie importanti ce ne sono parecchie e in prima fila il solito Sindaco di Roma Gianni Alemanno, che di coccole a fascisti in erba ne sa parecchio.
Per Vattani poi Alemanno ha una passione autentica. Lo ha assunto infatti ben due volte: è stato il suo "consigliere diplomatico" (??) prima da ministro e poi da Sindaco di Roma. Pagandolo come un faraone: oltre 200.000 euro l'anno!
Soldi nostri si intende, perchè Alemanno di suo non mette nemmeno una lira, al più un bigliettino di auguri a Natale. E Katanga ringrazia

2 commenti:

demcris ha detto...

Una nota di colore anche alla luce della saga Martone:"I politici passano (?) ma i burocrati oh si i burocrati restano" e non se ne può mica parlare tanto restano inamovibili per 40/50 anni e possono consumare la loro vendetta(piatto freddo).Fanno paura oh se fanno paura!!!!!

Mr. Tambourine ha detto...

Sottolineo solo: Katanga.

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