domenica 18 marzo 2012

I conti della Lega tornano: con i soldi degli Italiani

Settantacinque milioni di euro. É questa la somma che la Lega Nord ha avuto dall’odioso Stato centrale, da “Roma ladrona” per intenderci, dall’inizio della legislatura, quale rimborso delle spese elettorali. Un vero tesoretto, a cui vanno aggiunti i quasi 8 milioni di contributi, sempre di provenienza capitolina, finiti a La Padania, il giornale “celodurista” da tempo in crisi di vendite.
Perché è grazie ai generosi rimborsi elettrorali  che la Lega Nord, al pari degli altri partiti italiani, gode di ottima salute, certificata “in house” anche nel 2010 da tre commercialisti di provata osservanza padana: Diego Sanavio, Stefano Aldovisi e Antonio Turci.
Che i conti della Lega viaggino col vento in poppa viene confermato dal bilancio 2010 – non presente nel sito web – che chiude con un avanzo pari a 8,1 milioni di euro, in crescita di circa 600mila euro sul risultato del 2009. Conseguentemente il patrimonio netto nel 2010 aumenta a quota 39,7 milioni di euro, contro i 31,6 dell’esercizio precedente. Tra i proventi della gestione caratteristica spiccano, come detto, i rimborsi elettorali, pari a 22,5 milioni di euro (contro i 18,4 del 2009 ed i 17 del 2008), ma sono degni di nota anche i contributi provenienti da persone fisiche, che salgono a 9,3 milioni di euro (erano 8,1 nel 2009). Le elargizioni liberali derivano per 3,6 milioni di euro dalla truppa di deputati e senatori eletti in Parlamento e da qualche consigliere regionale; rispetto alla restante parte, ossia 5,8 milioni nonché agli 800 mila euro di contributi da imprese, non sono noti i tanti benefattori padani, visto che le singole elargizioni non superano la quota di legge oltre la quale è previsto l’obbligo della cosiddetta dichiarazione congiunta. Le feste, perno della attività di proselitismo padano, fruttano poco meno di 2,6 milioni di euro, anche se né dal rendiconto né dalla nota integrativa si possono trarre gli elementi analitici per capire quanto costa la loro organizzazione.
I depositi bancari, altra voce importante del bilancio 2010, figli della “generosità” dello Stato nel rimborso delle spese elettorali, ammontano a 30,5 milioni di euro, in aumento di quasi 8 milioni rispetto al dato 2009. I soldi in banca, si sa, producono molte spese e pochi interessi, megli investirli in operazioni “off shore”: 4,5 milioni nella Purchase Investment Funds Tanzania (un fondo con base appunto in Tanzania, un paese ad alta rischiosità, come risulta dalla classifica stilata dall’Ocse), 1,2 milioni a Cipro, nel fondo Krispa Enterprise Ltd basato a Larnaca, città turistica dell’isola che fino a poco tempo addietro era nella lista nera dei “paradisi fiscali”, 7,7 milioni di corone norvegesi (pari a circa un milione di euro), al 3,5% di interessi. Un tasso questo, inferiore a quelli che garantiscono da tempo i principali istituti bancari italiani! Diminuiscono invece i “contributi vari”, che nel 2010 sono pari alla comunque considerevole cifra di 3.287.433 e che costituiscono lo strumento con cui la Lega foraggia il circuito dell’associazionismo in salsa padana, come ad esempio la Padania calcio guidata dal “Trota”, figlio di Umberto Bossi, i Musicisti padani, i Padani nel mondo, i Volontari verdi, l’Automobile Club Padania, gli Orsetti padani o la scuola paritetica Bosina, dove insegna la moglie del Senatur.
La parte più interessante del bilancio 2010, rivelatrice delle modalità per certi aspetti singolari, ma soprattutto velleitarie, di gestione delle finanze leghiste, riguarda il capitolo delle partecipazioni. Queste ultime, riconducibili alla Pontida Fin srl ed alla Fin Group spa nonché ad un pacchetto di società controllate da quest’ultima, vengono iscritte nel rendiconto ad un valore pari a 7.603.239 e generano, per l’ennesimo anno, una perdita di poco inferiore a 100 mila euro (98.881 euro), nonché sopravvenienze passive per quasi 900 mila euro. Tale valore altro non rappresenta che la rinuncia a crediti verso la Fin Group spa, ossia nei confronti di quella che viene definita nel rendiconto come una “holding delle attività commerciali ed industriali”, sotto il cui cappello sono spuntate negli anni una serie di società, poi liquidate o in via di dissolvimento.
Leggendo il rendiconto 2010 della Lega Nord pensando a vicende finite, da un punto di vista finanziario, decisamente male – come quella eclatante di CredieuroNord, o del casinò di Pola e del villaggio vacanze in Istria – si ricava insomma l’idea di una certa vocazione avventuristica nel maneggiare denaro. «Peccato – come ci rivela un dirigente lombardo del Carroccio ormai disilluso – che tutti questi soldi siano in minima parte autogenerati e invece in misura nettamente prevalente di origine pubblica, ossia nostri!».

1 commento:

magnum ha detto...

ORMAI HANNO LE MANI IN PASTA.....