giovedì 19 aprile 2012

La moglie dell'ex assessore ora in carcere: "Formigoni tra yacht e Costa Smeralda"

La bufera giudiziaria che si è abbattuta sul Pirellone non smette di riservare sorprese. E al centro delle brutte vicende di corruzione che si snodano negli uffici della regione Lombardia, ovviamente, c'è sempre lui, il presidente Roberto Formigoni, che pare sempre cadere dalle nuvole a ogni nuova accusa o indiscrezione che gli viene lanciata contro.
Ma ora a parlare è una sua vecchia conoscenza di Comunione e Liberazione, la moglie dell'ex assesssore Antonio Simone, Carla Vites, la quale, in una lettera al Corriere della Sera, ricorda a Formigoni alcuni retroscena della loro trentennnale amicizia, facendogli notare che non può continuare a scaricare le sue responsabilità su tutti tranne che su stesso.
Racconta la Vites: "Lo spettacolo dei suoi «rapporti» con Daccò [il faccendiere ora in carcere] è sotto gli occhi dei molti chef d'alto bordo dove regolarmente veniva nutrito a spese di Daccò stesso... per non parlare dei locali «à la page» della Costa Smeralda dove a chi, come me, accadeva di passare per motivi vari, era possibilissimo ammirare il nostro Governatore seguire come un cagnolino al guinzaglio Daccò, lo stesso con cui non aveva rapporti diretti."
E poi: "Eccolo con la sua «24 ore»: me lo vedo sul molo di Portisco arrivare diritto da Milano pronto ad imbarcarsi sullo yacht di Daccò dove le sue figliole (guarda caso, non sono depositarie del diritto a usare del Pirellone come mega location per eventi da migliaia di euro a botta?) lo attendevano con ansia pronte a togliersi il pezzo di sopra del bikini appena il capitano avesse tirato su l'ancora, perché così il sole si prende meglio, chiaramente."
Infine, un un'ultima stoccata ironica: "Ma certo, ci credo anch'io che Robertino non abbia mai raccolto soldi od altri effetti dalle frequentazioni col faccendiere Daccò: a lui bastava l'onore di essere al centro di feste e banchetti, yacht e ville. Che se ne dovrebbe fare dei soldi uno così narcisista? I soldi a lui non servivano. Tranne per qualche camicia a fiori o per una giacca orrendamente gialla."
Formigoni ha detto che non vuole replicare a queste parole. Ma ce n'è quanto basta per chiedere e ottenere - dopo che, in seguito alla scandalo della sanità lombarda edella Lega, ci sono state le dimissioni di mezzo ufficio di presidenza del Consiglio e di mezza Giunta - che il Governatore lasci il suo posto. In silenzio e, possibilmente, senza paragonarsi a Gesù. 

1 commento:

Pinuccio, marittimo, leghista romano disadattato ha detto...

In un paese qualsiasi che non fosse arabo o di qualche repubblica delle banane del centro america, questo tipo sarebbe mandato a calci fuori. E badate, non importa se questo abbia ricevuto tangenti (ma credo di si. Impossibile che non abbia preso la sua paghetta da imprenditori..tsè, chiamali imprenditori) basterebbe il solo fatto di essere stato ospite di questo daccò. Perchè ? Perchè se daccò ha avuto rapporti con strutture della regione prendendo lavori in cambio di tangenti questa faccia da pretuncolo di formigoni sarebbe costreto a lasciare. E non solo, si aprirebbero indagini sul suo patrimonio in italia e all'estero, e queste indagini sarebbero estese ai suoi parenti ed a tutti questi fetenti cornuti del suo staff (eufenismo per dire banda di ladroni).
Quello che sempre colpisce quando si leggono queste cose è notare la loro supponenza ed arroganza e forse perchè sanno bene di non avere nulla da temere..ma fino a quando ?