sabato 21 luglio 2012

Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?


Piazza Alimonda, Genova, h. 17:30 circa del 20 luglio 2001. I tutori dell'ordine hanno appena massacrato di botte il fotografo Eligio Paoni, colpevole di aver fotografato da vicino - e troppo presto - il corpo di Carlo Giuliani, e hanno metodicamente distrutto la sua Leica. Nel cerchio rosso, un agente lo trascina sul corpo e gli preme la faccia su quella insanguinata di Carlo (ancora vivo). Non è difficile immaginare cosa gli stia dicendo. Cosa non si doveva sapere delle condizioni del ragazzo in quel momento? Forse la risposta riguarda un sasso, un sasso bianco come il latte che si muove da un punto all'altro del selciato, scompare e ricompare, e a un certo punto è imbrattato di sangue.
Partiamo da una verità di base: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo Giuliani è falso.
Pochi giorni fa, in Piazza Alimonda, i soliti ignoti hanno danneggiato la targa in memoria di Carlo, imbrattandola con un getto di inchiostro nero. Le parole più belle per commentare quest’episodio, in apparenza piccolo, le ha scritte Carlo Gubitosa:
«Cari Elena, Giuliano, Haidi, pensavamo che fosse una targa, destinata a rimanere lì sfidando il tempo per fare memoria. Invece abbiamo scoperto che è un termometro dell’intolleranza, una cartina di tornasole della vigliaccheria, una centralina di rilevamento della bestialità. Ancora una volta in piazza Alimonda emerge il meglio e il peggio della società, e la vitalità di un marmo inerte solo in apparenza si anima per diventare megafono di denuncia dell’anticultura repressiva più brutale. Non rattristatevi per questo episodio, servirà da monito per i tanti, i troppi che vogliono chiudere quella parentesi aperta undici anni fa per lasciarsi alle spalle quello che dovremmo tenere sempre davanti a futura memoria.»
Dopo aver letto queste frasi, però, ci è tornata in mente l’eco di mille, diecimila, centomila conversazioni e dichiarazioni piene zeppe di “sì, ma”:
- Sì, è triste che sia morto un ragazzo, ma in fondo stava per lanciare un estintore…
- Capisco che il padre e la madre facciano tutto ‘sto casino, è naturale, ma il loro figliolo non era un santo, era un teppista col passamontagna.
- Che palle con ‘sto Giuliani, al povero carabiniere che si è dovuto difendere non ci pensa nessuno?
Dicevamo: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo è falso. Lo riscontriamo da anni, e lo abbiamo visto con maggiore intensità nei giorni scorsi, dopo le ultime sentenze della Cassazione sui giorni del G8. La “camionetta isolata e bloccata”, un estintore (vuoto) trasformato in arma letale… L’ignoranza su quell’episodio è trasversale, non conosce appartenenze di partito o coalizione.  E’ passata – anche nelle aule di tribunale – una “verità di regime”, confezionata già nella prima ora dopo l’uccisione di Carlo e mantenuta grazie a un’accorta vigilanza mediatica.
Ma vigilanza contro cosa?
Vigilanza contro qualunque tentativo di – letteralmente – allargare l’inquadraturae, al tempo stesso, inserire l’episodio nella sua temporalità, nella concatenazione di eventi di quell’orribile pomeriggio.
La generazione più giovane ha avuto in eredità Genova come “peccato originale”. Ogni volta che si scende per le strade, gli spettri di Genova trascinano le loro catene: in primis “i Black Block” (espressione che esiste solo in Italia, nel resto del mondo si parla correttamente del Black Bloc, ma quella contro l’anglicorum è da anni una battaglia persa), e poi Carlo col “suo” estintore. Sempre l’estintore. Atmosfere e atmosfere di fiato sprecato su quel cazzo di estintore.
Dal 2001 a oggi, approfondite controinchieste hanno attinto all’immenso tesoro di immagini – fisse e in movimento – emerse nel corso degli anni, smontando e rimontando l’intera sequenza di Piazza Alimonda. La sequenzaestesa, non solo i pochi secondi visti mille volte eppure mai compresi. La verità ufficiale ne esce sgretolata, ma… c’è un ma.
Fuori degli ambiti di movimento, fuori dal milieu dei “genovologi” e dei noi-che-c’eravamo, chi cazzo le conosce le controinchieste? Chi ha letto l’inchiestaL’orrore in Piazza Alimonda, su quel che è accaduto a Carlo – ancora vivo – subito dopo la retromarcia del defender?
Nessuno, e infatti si sentono ogni volta le stesse due o tre idiozie, si riattiva il frame del “violento che se l’è cercata”, del “carabiniere che si è difeso”, “se era un così bravo ragazzo che ci faceva col passamontagna e l’estintore?” etc.
Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, “lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo”. Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo, partendo da tutto ciò che deve essere considerato causa e premessa dell’omicidio».
Abbiamo deciso di recuperarlo. Vi consigliamo di guardarlo (magari non da soli né a notte fonda) e, in seguito, di pensare a come questa storia viene ancora narrata nel discorso dominante, e quali luoghi comuni si siano affermati.
Vi chiediamo giusto un paio di cose:
- commentate qui sotto solo dopo aver visto La trappola e/o letto “L’orrore in Piazza Alimonda” e/o altre controinchieste linkate.
- negli eventuali commenti, cerchiamo di andare oltre affermazioni tautologiche come “Sbirri assassini!”. Ci piacerebbe riflettere insieme su come si impongono le verità ufficiali, su quali meccanismi e automatismi si basa la loro costruzione, sugli effetti prodotti dal restringimento dell’inquadratura etc.
Ci interessa smontare le “narrazioni tossiche”.
Uhm… Ci accorgiamo di non averlo scritto da nessuna parte, diamo per scontato che tutti lo sappiano, ma forse va ricordato agli smemorati.

25 commenti:

Luca ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Luca ha detto...

La violenza è sempre condannabile e a quanto pare inevitabile, violenza chiama violenza.

Ma per quanto mi riguarda, leggere una frase con scritto "[...] un estintore (VUOTO) [...]" mi lascia profonda tristezza, perchè ancora una volta si tenta di giustificare l'uno e condannare l'altro. Un estintore, anche vuoto, pesa diversi chilogrammi ed io non mi permetterei MAI di pararmi di fronte ad una camionetta dei Carabinieri in un contesto disordinato e di estrema violenza con un estintore seppur vuoto ed a viso coperto. Questo vuol dire sfidare la sorte e non so nemmeno per quale motivo. Gli è andata male.

Ma finiamo di raccontare verità, finte verità, falsità e vere falsità. Ognuno ha le sue colpe e chi è morto non ne ha di meno solo per il fatto che sia morto. La morte non fa santi.

Anzichè cambiare il mondo rompendo le vetrine delle banche o McDonalds (gestiti da italiani con famiglie e non da Ronald in persona), cominciamo a cambiare questo paese che fa schifo, con la ricchezza concentrata nelle mani di pochi che non hanno fatto nulla per averla, malagestione e mafie dappertutto. Poi vediamo se si può cambiare il mondo. Ma finchè non siamo nemmeno capaci di rendere questo paese un luogo migliore in cui vivere, allora non agitiamoci per nulla. O solo per il gusto di menar le mani.

Valerio Calza' ha detto...

Concordo con Luca al 100%. Nelle sue parole c'e' vero BUON SENSO. Tutto il resto e' solo faziosita' e voglia di "lotta" non per un fine ma solo per la "lotta" in se'.

èmiglio ha detto...

grazie per tenerci informati

Samuele ha detto...

Concorde al 100% con Luca.

Ghibellina ha detto...

daccordo con l'utente che mi ha preceduto.
questi ragazzi sono degli esaltati :la rivoluzione non si fa spaccando la vetrina di una banca ( che comunque e' assicurata ).
una vera rivoluzione ha bisogno di strategia
e organizzazione,mobilitazione dell'opinione pubblica etc.
non so se l'estintore fosse pieno o vuoto ci fosse o meno.
certo scagliarsi contro persone armate presuppone l'accettazione di determinati rischi...

Iceman ha detto...

E con questo articolo, ho chiuso con questo sito+pagina facebook.
Si cerca in qualche modo di giustificare un gesto allucinante, volendo passare per obiettivi quando l'articolo in se è quanto di meno obiettivo abbia letto...
Veramente troppo, questa non è informazione, questo è essere di parte.
Ognuno ha le sue responsabilità per quel che accaduto quel giorno. Io più che scandalizzarmi per la vernice sulla targa in quella piazza, mi scandalizzo per la presenza proprio della targa in se!!
Che schifo...

Mario ha detto...

Daccordo al 100% con Luca: chi va in guerra (e quella è stata una guerra) deve accettare le conseguenze, cioè sapere di non poter tornare. Giuliani è rimasto a terra , violenza chiama violenza. Sbagliato quanto volete, ma quei giorni sfido chiunque a rimanere lucido in mezzo a tutto quel baillame. Hanno sbagliato ad andare col passamontagna armati contro le forze dell'ordine. Hanno sbagliato le forze dell'ordine a reagire con cieca e non mirata violenza contro quei pochi (perchè erano pochi quelli che sfasciavano e attaccavano). Un ragazzo è rimasto a terra ucciso dagli eventi tragici che si sono succeduti. Ma non dite che non se l'è cercata, era li per combattere e chi combatte sa che può morire.

Andrea da Faenza ha detto...

In linea di massima chi non è d'accordo con Luca ? Tutto quello che dice è perfettamente riempito di buonsenso.Il problema è che in quei giorni il buonsenso non abitava a Genova. La domanda però dovrebbe essere : CHI doveva portare il buonsenso a Genova in quei giorni ?
Dalle risposte che ogniuno di noi può dare escono le cause di quanto è successo. A mio parere i primi a non aver adempiuto al loro mandato sono quei 10 o 12 capi di stato che si immortalavano nelle classiche fotine di gruppo. Erano lì per fottere il mondo e pensare di farlo con il mondo consenziente è davvero pretendere troppo. I secondi sono quelli che avevano la responsabilità di gestire l'ordine pubblico: le SS non avrebbero saputo fare meglio e probabilmente non ci avrebbero fatto la stessa figuraccia. Di pari passo gli organizzatori della manifestazione : non puoi metter a Genova centinaia di migliaia di persone senza uno straccio di servizio d' ordine. Se non sei in grado comportati diversamente.Tutto il resto è solo conseguenza.

fraberuby ha detto...

Parlare di un estintore vuoto quasi paragonandolo ad un mazzo di fiori fa capire che la stessa volontà di fare controinformazione è anche da questa parte... Non credo sia normale, pacifico e civile lanciare un estintore, vuoto, pieno semivuoto verso una macchina dei Carabinieri, così come non credo sia pacifico infilare una spranga (o quella sulla destra del filmato era solo una piccola spranga vuota pure quella?) . Se la rivoluzione o l'informazione va fatta spaccando vetrine, macchine di gente comune, o anche banche solo perché è giusto così allora siamo ben lontani dal senso stesso di rivoluzione. Per quanto le mille premesse su Carlo Giuliani portino a pensare chissà cosa purtroppo si arriva sempre alla stessa domanda... Se Carlo Giuliani non fosse stato in quella piazza a tirare un estintore, vuoto o pieno lo sapeva solo lui, verso la macchina dei Carabinieri sarebbe morto? No... Nessuno gli avrebbe mai sparato. Nessuno nasconde gli orrori della Diaz ma nessuno deve nascondere gli orrori di quelli che si chiamano Black Bloc o Block o in un qualunque altro modo ma sempre selvaggi... La violenza è selvaggia da qualunque parti arriva, ma se la faccio io la devo anche saper vedere.

Rik ha detto...

Ciao a tutti,

Preciso subito che non mi ritengo né di destra, né di sinistra, e che qualunque tentativo di ricostruire la verità è benvenuto. Però questa è una verità parziale, perché voi mi presentate solo quello che è successo dopo lo sparo. Cosa è successo prima? Perché aveva un passamontagna ed un estintore in mano? Chi c'era con lui?

Quello che non capisco, è il perché in questo strano Paese non è possibile avere una versione imparziale dei fatti...chi ha sbagliato deve pagare, ma da una parte (polizia) e dall'altra (chi, tra i manifestanti, si è reso responsabile di vari reati). Perché nessuno riesce a fare una ricostruzione imparziale dei fatti?

Quello che è successo a Genova di cui è responsabile la nostra polizia è gravissimo, soprattutto per ciò che è avvenuto alla Diaz. Ma non potete presentarmi come martire una persona che è morta con un passamontagna e brandendo un estintore. In questo modo siete intellettualmente disonesti tanto quanto coloro che tentano di insabbiare i reati compiuti dalla polizia.

C'è bisogno in questo Paese di verità a 360°, sogno qualche responsabile che dica pubblicamente "Le cose sono avvenute così, abbiamo sbagliato noi, hanno sbagliato anche gli altri, e tutti e due ora paghiamo." Ma forse nella Repubblica di Banania è sperare un po' troppo.

Mik ha detto...

il punto del discorso non è il fine di Carlo, nè quello dei manifestanti. Il punto è che in uno stato democratico, la legalità, la giustizia e i diritti dei cittadini (come il diritto a manifestare) devono essere garantiti dalle così dette "forze dell'ordine". Le forze dell'ordine in quanto tali devono mantenere un comportamento RETTO, ONESTO, IMPARZIALE ed agire per garantire sicurezza dove necessario e SOLO se necessario. A Genova, come in mille altre occasioni si è visto tutto tranne questo. E' una mentalità sbagliata del poliziotto che pensa di poter giocare alla guerra agendo indisturbato e impunito protetto dai poteri forti. E' il concetto che se sei dalla parte di chi comanda avrai sempre le spalle parate e sarai libero di fare quello che ti pare, con manganelli rigirati, manganelli non di ordinanza, con lanci di oggetti vari, con spari di lacrimogeni ad altezza uomo, pestaggi gratuiti e ingiustificati in 10 contro uno da vero vigliacco. E' il concetto che tutto può essere insabbiato facendo passare per verità falsità assolute, infamando la vita di chi è morto VIVENDO. Se questo è il modello che volete, buon per voi, io non ci sto ad essere preso per il culo e insultato nella mia dignità da quattro Zulu armati di elmetto e distintivo. Ci sono ancora tante morti che gridano giustizia e purtroppo non si avrà mai se chi dovrebbe essere garante della legalità è invece garante di impunità. Il cambiamento dovrebbe venire dagli stessi poliziotti (o carabinieri che siano), da quelli onesti e corretti che ci sono e fanno bene il loro mestiere. Fino a quando saranno loro la minoranza e fin quando regnerà questo cameratismo becero in cui anche se sei un delinquente la divisa sarà li a proteggerti, non vivremo mai in un paese libero e sicuro. Un poliziotto che si rende protagonista di simili gesti non è un poliziotto, è un verme, un vigliacco, un CRIMINALE anche peggiore di chi tira il sasso, perchè chi tira il sasso non deve renderne conto a nessun Corpo Armato, a nessun Comando, a nessun codice etico e a nient'altro.

protetto dagli sbirri ma da loro a noi chi ci protegge!?

roberto ha detto...

Ho particolarmente apprezzato i commenti di Andrea da Faenza e Rik, hanno accorciato il mio post fiume, perchè hanno scritto molte cose che condivido. Vorrei solo integrare quanto scritto da rik, io sono d'accordo sul fatto che devastatori e criminali responsabili della macelleria Diaz dovrebbero pagare entrambi, il problema è che ai manifestanti incriminati sono stati dati parecchi anni di carcere, mentre non un poliziotto andrà in galera per i fatti della Diaz, hano pagato i dirigenti come responsabili, ma certo non andranno in galera, ho i miei dubbi persino che usciranno tutti dalla polizia, al massimo subiranno uno stop alla carriera, gli esecutori materiali, i poliziotti che hanno commesso le violenze si salvano tutti per prescrizione. Questa non è giustizia, la legge non era uguale per tutti? Sulla violenza, non concordo con chi dice che la violenza è sempre da evitare, qaundo è un popolo a ribellarsi è sacrosanta,se in questi gironi i nostri fratelli spagnoli reagissero con la violenza ai proiettili id gomma di uno stato ceh li affama sarebbe sacrosanto, ma non è il caso della violenza dei black bloc quella davvero era solo devastazione senza senso.

Mik ha detto...

..e vorrei aggiungere una cosa. Molti si lanciano in giudizi e commenti senza aver mai preso parte nemmeno ad una manifestazione, senza aver nemmeno mai lottato per qualcosa di serio nella propria vita, lasciando fare gli altri e poi prendendosi il lusso di criticare o giudicare basandosi su quello che altri hanno visto, altri hanno vissuto, altri hanno raccontato. Personalmente sono una persona che crede e sostiene fermamente i diritti dell'uomo e la sua libertà, sono convinto che ognuno nel suo piccolo può fare la differenza e cambiare le cose. Non sono una persona violenta ma non sono nemmeno una persona che riesce a stare ferma e impassibile mentre vengono perpetrate ingiustizie, violenze gratuite, abusi di potere. Io capisco perfettamente Carlo e chi era lì quel giorno a tirare sassate. Quando tu scendi in piazza per manifestare il tuo dissenso pacificamente e vedi che è in atto un piano per mortificarti, per renderti un criminale, quando vedi vermi in divisa approfittare della loro immagine per perpetrare violenze gratuite, ingiustificate senza un briciolo di umanità, la tua dignità viene lesa, la tua mortificazione diventa voglia di non starsene seduto in silenzio a subire abusi e soprusi. Se trovi un passamontagna te lo metti (perchè nessuno è tanto fesso da farsi vedere in faccia, tanto vale mostrare un cartello con dati anagrafici annessi) e rispondi colpo su colpo a chi vorrebbe umiliarti come persona a chi pensa di poter fare i propri comodi protetto da una divisa. Se sei fatto per campare in ginocchio senza rivendicare la tua dignità come uomo te ne stai seduto in un angolo a guardare, ma non permettetevi di giudicare perchè in situazioni limite come quella di Genova bisognerebbe trovarcisi prima di aprire bocca. E' per questo che Carlo è diventato un simbolo.

fraberuby ha detto...

Condannare la violenza significa condannare tutta la violenza. Se un poliziotto alla DIAZ non andrà in galera questo non significa che Giuliani diventa automaticamente un bravo ragazzo. Così come la forze dell'ordine devono essere serene e pacifiche una manifestazione di PSEUDOpacifisti dovrebbe essere altrettanto pacifica.

Franz H. Blake ha detto...

Eh sì Luca, si può sicuramente cambiare il paese. Illuminaci. La raccolta differenziata? Pagare le tasse? Il voto politico? Un blog in cui sparare cazzate? La condanna alla mafia? Farsi i rasta? Come lo cambi tu il paese? Come lo cambiamo noi il paese? Al cittadino di oggi non è rimasto che il voto, quando anch'esso non perde significato. E il voto cambia qualcosa? Credi che un giorno il referendum sulla riduzione dei parlamentari verrà accettato, lasceranno incarichi milionari ballando e cantando e chiedendo scusa? O Bersani si ravveda sul suo essere di centro più che di sinistra? O che un giorno spariranno tutti? No, non si cambiano così le cose, perché noi siamo fuori e loro sono dentro. Quando ci si libera, lo si fa con la forza. Si busserà alle porte del parlamento, e si chiederà il conto.

acinapower ha detto...

ma voi in una manifestazione ci siete mai stati? e a Genova... c'eravate? è chiaro che lanciarsi con un estintore contro una camionetta è pericoloso... è andarsela a cercare... ma parlare di quel singolo episodio decontestualizzandolo da quello che è stato il G8 a Genova è assurdo... si è vero i black bloc hanno attaccato e devastato... ma in tutti i filmati, o meglio se eravate lì, avete mai visto una seria carica verso di loro? avete mai visto catturarne uno? personalmente ho visto cariche e violenze gratuite verso i manifestanti pacifici accorsi lì per manifestare pacificamente il proprio dissenso... ma essere pacifisti non significa che tutti siano disposti a subire proni e passivi tutto... è facile trovare chi decide che reagire è la cosa migliore da fare "in quel momento"... la verità (parola grossa e abusata) è che in quei giorni la democrazia e lo stato di diritto in questo paese sono state sospese e si è deciso, forse per paura o molto probabilmente per un calcolo "politico", di autorizzare qualsiasi efferatezza per delegittimare tutto il movimento che non voleva e non vuole piegarsi passivamente ai voleri assurdi di gruppi di potere che possono decidere a tavolino le sorti di interi paesi e dei loro popoli... tutto il resto lascia il tempo che trova... sono d'accordo che spaccando vetrine non si cambia il mondo, ma nemmeno starsene in poltrona a giudicare aiuta... tutti siamo d'accordo che questo nostro paese fa schifo ma in pochi suggeriscono idee concrete e progetti realizzabili... "la libertà non è uno spazio libero...libertà è partecipazione..."

Luca ha detto...

Carissimo Franz, per me tutti quelli che NON mi rappresentano in parlamento se ne possono andare a quel paese. Questo come premessa.

Sai come si cambia questa Italia?

Boh. Forse iniziando ad essere onesti tutti. Abbandonando il concetto "mors tua vita mea" che contraddistingue il vivere di questo paese, pieno di regole che alla fine si ritrova ad essere senza regole.

Faccio un esempio stupido giusto per far capire il significato di ciò che affermo: guardate un momento di traffico congestionato in Svizzera, ad esempio in prossimità di un'uscita da un'importante arteria stradale a Zurigo, di mattina. Troverete una coda molto lunga ma con vetture esattamente in fila indiana.

Fate la stessa cosa a Roma o Milano ad esempio: all'altezza di quest'unica uscita troverete più di una fila perchè ognuno vuole prevaricare l'altro, ognuno vuole arrivare prima trovando una via di fuga a scapito degli altri.

Conclusione: in Svizzera arrivano prima e si dannano meno l'anima, in Italia ci si agita, ci si scanna e si pensa d'esser furbi, ma si arriva solamente tutti tardi.

L'egoismo di fondo che ogni italiano ha sviluppato, per cultura o perchè portato ad essere così, ci sta facendo affondare. Gli altri invece, con un maggior senso di disciplina, di comunità, rispettando il comandamento "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" e rispettando le regole (che sono intelligenti e non stupide come spesso lo sono da noi) ora ci guardano dall'alto e ridono, ah se ridono.

Noi ci crediamo furbi perchè culturalmente sappiamo adattarci e cavarcela in ogni situazione. Gli altri non sono furbi come noi, però non hanno bisogno di adattarsi e di cavarsela. Vivono solo meglio.

pegaso62 ha detto...

Avevo cliccato mi piace su questo sito ai tempi non sospetti in cui uscì fuori il fantomatico spiderman. Speravo e credevo fosse un sito non di parte ed obiettivo. Purtroppo non lo è, e così come avevo cliccato mi piace ora, preso atto della "sola", come si dice a Roma, clicco non mi piace più.
Mai vista una ricostruzione più di parte e più faziosa di quella fatta qui. Tutti i commenti che ho letto sinora concordano con quello che stò scrivendo.
L'obiettività non è certo la virtù di chi ha creato e commentato questo filmato.
il massimo del ridicolo è quando si afferma con certezza patetica che il teppista con il passamontagna voleva disarmare il carabiniere lanciandogli contro l'estintore. Chi glielo ha raccontato, il teppista? Come diceva il grande Principe De Curtis......Ma mi faccia il piacere!

Stefano Baciccia ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Stefano Baciccia ha detto...

Giuliani era una merda in cerca di violenza e anarchia , ed è morto come meritava !

Franz H. Blake ha detto...

Chiedi l'impossibile. Questo perché lo stato italiano non è mai esistito e mai esisterà, e si è radicata nella popolazione tutta l'imperativo di vivere per se stessi. Al sud l'evasione dallo stato si giustifica con l'assenza dello stato stesso, al nord con la volontà di non voler vedere i propri soldi andare al sud. Questo non cambierà mai perché nella popolazione italiana si è stratificato prima il concetto di Italia come dominio e Italia come obbligo (e storicamente la costituzione dell'Italia è stato uno stupro della volontà di tanti popoli), poi il concetto di Italia fallimentare in ogni campo (militare, politico internazionale, economico) e infine il concetto di Italia come Paese di vili corrotti malfattori che detengono il potere in una cortina di arroganza. Per cambiare gli italiani, prima bisogna cambiare la politica, per cambiare la politica (dato che quanto detto sopra si applica anche ai politici) bisogna forzare la mano. Le strade che si pongono sono, storicamente, due: o l'arrivo di una forza politica strettamente popolare che proponga un rinnovamento dalla base della res pubblica; o un capro espiatorio, un dittatore (anacronistico), un potente personaggio pubblico da ostracizzare e contro il quale unirsi, da combattere con la forza per avere tutti un obbiettivo comune e un senso di comunione civile. L'Italia, se vuole essere cambiata, deve rinascere per volontà civile, per riavere la sua libertà dovrà probabilmente perderla e riguadagnarla con il sangue.

Luca ha detto...

Purtroppo penso che anche quello che dici tu sia impossibile da realizzare o almeno molto difficile.

Io ho sempre pensato che l'Italia sia stata solo un'invenzione politica per atto unilaterale del potente di turno e dei suoi seguaci. E' un conto sentirsi italici, è un conto italiani. Cesare, Dante, Leonardo, Michelangelo, Brunelleschi... NESSUNO DI LORO era italiano. I Re, Cavour, Badoglio, Mussolini, Andreotti, Provenzano, Berlusconi, noi stessi ecc... QUESTI SI' !!!

Conosco bene sia la realtà del nord sia quella del sud e penso che una separazione consensuale, in quanto non ci sono solamente due diverse velocità, ma anche due culture profondamente diverse e ciò che c'è in comune è solamente superficiale, sia la soluzione per una moderna e positiva evoluzione dell'Italia intesa come regione geografica.

Come affermi anche tu le colpe vengono scaricate dal nord al sud (che ne ha tante di colpe, basta vedere il caso siciliano) e dal sud allo stato centrale.

Anche la Cecoslovacchia era una paese unico, con tradizioni comuni e lingue derivanti da una base comune ma mentalità completamente diverse e dove una regione pesava sull'altra. Solo dopo la separazione consensuale sono cresciute esponenzialmente tutte e due queste regioni, ognuna sovrana ed indipendente dall'altra.

Lasciando perdere la demagogia di quelli che vestono in verde e portano delle corna da vichinghi, con cui non mi ritrovo in tanti punti e anche per immagine. Ma alcune cose non sono da escludere a priori.

Ragionando con la mia testa, sulla base di esperienze storiche e di quello che vedo oggigiorno, ritengo sia giunta l'ora di una separazione consensuale: ipoteticamente una Repubblica Federale del Nord d'Italia ed una Repubblica Federale del Sud d'Italia. Sembra simile al federalismo ma non è così. In Italia è già in atto da un pezzo un federalismo, da quando ci sono regioni ordinarie e regioni a statuto speciale. Inoltre se avete mai notato, ogni ente recepisce ordini dallo stato centrale come meglio crede (inps, agenzia entrate, motorizzazioni...), non c'è mai nulla di chiaro ed univoco.

Non solo: le mafie sono in tutt'Italia, al sud per tradizione ed al nord perchè ci sono soldi. Lo stare insieme aiuta le mafie, con consenso elettorale al sud ed una base fortino grazie all'omertà che regna per paura e per convinzione, ma le mafie vogliono i soldi ed ecco che il nord unito è una gallina dalle uova d'oro.

Separiamoci, per il bene di tutti e non solo di una regione, le mafie moriranno pian piano perchè verrà meno il denaro che le sorregge, loro linfa vitale e chissà se alla morte di queste, in un futuro, ci possa essere una riunificazione vera e voluta da tutti con due entità esponenzialmente più forti dell'unica entità precedente.

A mali estremi, estremi rimedi. Non è detto che un'unione, seppur idealmente corretta, porti giovamento a tutti: l'UE e quello che accade in queste ore ne è un esempio lampante!

Ma purtroppo anche questo non accadrà mai, quindi siamo destinati ad affondare tutti insieme. Chissà quale sarà il nostro futuro. Nessuno lo può sapere, ma sicuramente non sarà roseo (o forse per i nostri OLIGARCHI sì, per loro è sempre tutto meraviglioso).

Enkidu ha detto...

... i commenti postati mi fanno capire che l'italia è irrimediabilmente piena zeppa di italioti con cervelli chiusi in scatole stagne, per i quali è giusto che muoia Giuliani perchè pericoloso, armato di estintore e passamontagna ... è giusto, che l'italia sia piena zeppa di assassini legalizzati che girano in tenuta antisommossa e armati come antichi centurioni, pronti a difenderci ...o a massacrare noi e i nostri figli solo perchè siamo dall'altra parte.
...sarebbe meglio riflettere su Giuliani, Cucchi, Aldrovandi ...

Luca ha detto...

Caro Enkidu, rimani nelle tue convinzioni di battaglie, contrapposizioni ed anarchia (che però non hai mai provato, tutta teoria) per partito preso. I delinquenti sono dappertutto ma paragonare il caso Giuliani al caso Aldrovandi mi sembra oltraggioso per il secondo.

Dall'alto dei tuoi commenti si vede che non hai mai avuto bisogno di protezione in vita tua. Per farti un esempio, recentemente in una regione brasiliana ad un certo punto i poliziotti hanno scioperato totalmente: il risultato è stato l'aumento degli omicidi e delle rapine in un solo giorno con la gente normale che ne chiedeva il ritorno al lavoro.

Homo homini lupus, quando scrivi quelle cose ogni tanto pensaci e sappi che non è tutto bianco o tutto nero ;)